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Il 12 gennaio 2007 il Card. Caffarra ha visitato la nostra parrocchia, che ricorda i 500 anni dalla sua fondazione. “Voi desiderate che la vostra tradizione, che dura da 5 secoli non si interrompa” ha detto l’Arcivescovo: “la continuità è data dalla educazione delle giovani generazioni. La tradizione che lega una generazione all’altra non è solo una trasmissione di valori, ma una testimonianza”.

 

S. Messa nel 500° anniversario della erezione della parrocchia
Card. Carlo Caffarra
S. Agostino, 12 gennaio 2007

1. La celebrazione del 500.mo anniversario dell’erezione della vostra parrocchia, cari fedeli, vi aiuta a prendere coscienza più profonda di una dimensione essenziale della vostra fede. Come insegna il Concilio Vaticano II "è piaciuto a Dio di santificare e salvare gli uomini non separatamente e senza alcun legame fra di loro, ma ha voluto costituirli in un popolo che lo riconoscesse nella verità e lo servisse nella santità" [Cost. dogm. Lumen Gentium 9,1; EV 1/308].

Voi questa sera prendete coscienza di appartenere ad un popolo – il popolo di Dio – che in questo luogo vive come visibile unità da cinquecento anni. Voi questa sera prendete coscienza di appartenere ad una storia che narra non solo giorni e opere di uomini, ma anche le grandi opere di Dio. Voi questa sera prendete coscienza di essere i partners di un’alleanza il cui contraente è Dio stesso: "voi siete il mio popolo" vi dice questa sera il Signore "ed io sono il vostro Dio". È da questa misteriosa e mirabile appartenenza reciproca che la storia del popolo di Dio in S. Agostino in questo primo mezzo millennio della sua vita è stata generata. Voi questa sera prendete coscienza che lo scorrere del tempo non è un divenire senza senso, ma è la storia di un popolo, sostenuto e guidato da Cristo e dal suo Spirito verso la pienezza della beatitudine eterna. Di questo popolo voi fate parte da cinquecento anni come comunità parrocchiale.

È nel contesto di questa coscienza di appartenere al popolo di Dio in cammino, che si pone l’esortazione rivoltaci questa sera nella prima lettura. È una pagina di grande suggestione.

Il nostro capo, il Signore risorto, ridice a noi quanto era già detto al popolo dell’antica alleanza, ad Israele: "oggi se udite la sua voce non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione".

Nella Chiesa, nella vostra comunità continua a risuonare la voce del Signore. Come insegna il Concilio Vaticano II, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa: "È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura" [Cost. Sacrosanctum Concilium 7,1; EV 1/9]. È mediante la predicazione della Parola di Dio fatta dai propri pastori che si costituisce, vive e cresce il popolo di Dio. Si accende la fede nel cuore dei non credenti e si nutre nel cuore dei fedeli. È dalla celebrazione dei divini Misteri che nasce ed è plasmata la Chiesa.

Il vostro cammino, iniziato cinquecento anni orsono, ha una meta che la prima lettura chiama il "riposo di Dio". Cristo risorto già ne gioisce [Eb 4,10]; egli ha aperto per noi la via che vi conduce [4,14]: "oggi se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore". Dobbiamo ascoltare la sua voce, quando Egli indica la via da seguire per entrare definitivamente nel "riposo di Dio", nella sua intimità. Infatti, "anche a noi … è stata annunziata una buona novella … affrettiamoci dunque ad entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza". Come Dio si è riposato il settimo giorno dopo aver creato il mondo, così noi, suo popolo, dopo aver terminato il nostro cammino, entreremo nel suo riposo.

2. "Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato lo diremo alla generazione futura: le lodi del Signore, la sua potenza, e le meraviglie che ha compiuto". Il salmo con cui abbiamo risposto alla Parola di Dio ci aiuta a capire quale è la dimensione umana della storia e della continuità del popolo di Dio.

Come ogni popolo, anche il popolo di Dio che siete voi si costituisce nel rapporto fra le generazioni. E questo rapporto ha un nome: educazione.

Miei cari fedeli, qui tocchiamo la questione vitale per eccellenza nella storia di un popolo. Avete sentito nelle parole del salmo che il rapporto educativo si istituisce mediante un racconto, una narrazione. Racconto, narrazione di che cosa? Delle meraviglie che il Signore ha compiuto.

La tradizione che lega una generazione all’altra non è fondamentalmente una trasmissione di valori o di regole astratte, ma è una testimonianza, quasi come un benefico contagio attraverso cui l’adulto, che sta già sperimentando la pertinenza alla vita della fede cristiana, la trasmette alle nuove persone che stanno entrando nella vita: "perché ripongano in Dio la loro fiducia e non dimentichino le opere di Dio ma osservino i suoi comandi".

Miei cari fedeli, la vostra storia dura già da cinquecento anni. Voi desiderate che non si interrompa, ma che continui: la continuità è l’educazione nella fede delle giovani generazioni. Sono sicuro che voi volete, desiderate questa continuità. Che la storia continui fino a quando entreremo tutti nel riposo di Dio!

Card. Carlo Caffara

 

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